Obiettivi

PROGETTO PER LA SALVAGUARDIA DELLA BIODIVERSITA’ MEDIANTE IL RECUPERO E LA VINIFICAZIONE DELLE ANTICHE VARIETA’ DI VITE NELLA ZONA VITICOLA DI BREGANZE (VI)

PREMESSA

Come altre zone viticole del Veneto, Breganze dispone di un suo particolare e caratteristico patrimonio viticolo, sebbene la superficie vitata sia di appena 700/800 ettari coltivati. Crescendo in questa zone, imparando l’arte del viticoltore fin da piccolo dai miei nonni e da mio padre, ho saputo apprezzare le grandi potenzialità di un piccolo territorio come quello breganzese. Tuttavia non mi è sfuggito l’arrivo di vitigni internazionali, la viticoltura industriale e la produzione massificata che hanno relegato ai margini antiche varietà, tradizioni e lavori di un territorio che ha conosciuto la viticoltura tantissimi anni fa. Grazie alla passione di alcune persone del paese, sono venuto a conoscenza di varietà autoctone abbandonate all’incuria e oggi esposte al rischio di estinzione. Ho la fortuna di gestire uno dei pochi vigneti breganzesi che, grazie alla tenacia e alla passione del proprietario, conserva numerosi ceppi storici di biotipi, sconosciuti perfino da molti degli abitanti dei comuni della zona. Un contributo importante e significativo a riguardo è venuto da Veneto Agricoltura e dall’Istituto Sperimentale di Viticoltura ed Enologia di Conegliano. Grazie al loro lavoro nel programma “Recupero, conservazione e successiva moltiplicazione del patrimonio viticolo regionale, in particolare per le cultivar e i biotipi in via di estinzione”, a Breganze possiamo ancora disporre dei sei più antichi vitigni storicamente coltivati in questa zona: la più conosciuta vespaiola, la gruaja, la pedevenda, la sampagna (marzemina bianca), la groppella e l’ ottocai (glera lunga).

L’attività di recupero sino al 2001, coordinata dall’Istituto Sperimentale per la Viticoltura, ha permesso inoltre di iscrivere al “Registro Nazionale delle Varietà di vite” alcuni di questi vecchi vitigni di particolare interesse. Il progetto, oltre a confermare e rafforzare i progetti regionali per la salvaguardia del “germoplasma autoctono”, grazie alla valutazione delle caratteristiche viticolo-enologiche, vuole arrivare a rilanciare queste vecchie varietà per conseguire qualità e tipicità autentica del nostro territorio. Per poter fare questo, per far emergere il gusto e il sapore autentico del nostro “terroir”, la strada da percorrere non è quella convenzionale. E’ necessario ritornare ad un’agricoltura “naturale” dove il terreno viene inteso come essere vivente e come primo organismo che conferisce caratteristiche, specificità, tipicità al prodotto del territorio. Inoltre, l’ecosostenibilità in campo agricolo e l’utilizzo di antiche pratiche agronomiche, rappresentano un patrimonio e allo stesso tempo una sfida per il futuro, verso una maggiore sensibilità e rispetto per il mondo in cui viviamo.

BIOTIPI RECUPERATI

Gruaja

Pedevenda

Groppella di Breganze

Marzemina Bianca (Sciampagna)

Vespaiola

Glera lunga (ottocai)

ATTIVITA’ SVOLTE

• recupero marze di vespaiola antica, gruaja, marzemina bianca, ottocai,
pedevenda e groppella mediante selezione massale e relativa propagazione.
• espianto di 2500mq circa di un vecchio vigneto per un
nuovo impianto di uve gruaja e groppella.
• raccolta informazioni su certificazioni barbatelle e campi sperimentali.
• impianto nuovo vigneto con varietà gruaja e groppella, anche
le varietà Marzemina Bianca e Pedevenda.
• realizzazione di una struttura da adibire a cantina
• acquisto macchinari per la trasformazione e successiva commercializzazione
dei biotipi di uva sopracitati
• prove sulla caratterizzazione e sulla valutazione delle potenzialità enologiche di tali vitigni locali mediante microvinificazioni.

OBIETTIVI

L’obiettivo principale è riuscire a salvaguardare i biotipi individuati propagandoli nel nostro territorio. Far quindi emergere le potenzialità e le caratteristiche enologiche del vino prodotto, esaltate dal terreno vocato di cui disponiamo. Puntando su queste specificità, contribuire alla promozione e alla valorizzazione della zona di Breganze con un prodotto unico e realmente legato alla sua storia.

IN VIGNA

Tutti i vigneti sono inerbiti. Per concimare a volte usiamo cumuli di letame compostati o effettuiamo dei sovesci multifloreali a base di ben 20 essenze foraggere. In base all’occorrenza spruzziamo il preparato biodinamico 500k. Trattiamo con rame e zolfo con l’obbiettivo di diminuirli sempre più grazie a pratiche agronomiche mirate, microorganismi utili, propoli, macerati di ortica ed equiseto. Potiamo secondo il metodo di potatura ramificata; effettuiamo la scacchiatura, non defogliamo ne diradiamo. Sotto la fila sfalciamo o zappiamo. Non abbiamo nessuna irrigazione fissa e interveniamo in emergenza solo se vi è il rischio di morie da siccità.

IN CANTINA

Fermentazioni spontanee in vasche di cemento non vetrificato; all’occorrenza facciamo dei pied de cuve, nessuna filtrazione, stabilizzazione a freddo ambiente, chiarificazione tramite travasi, all’occorrenza utilizzo di basse quantità di solforosa.

TERRITORIO

Gestiamo circa 6 ettari di vigne sparsi tra i comuni di Breganze e Fara vic.no. L’altitudine varia dai 220 mslm ai 330mslm. Ci troviamo nella pedemontana vicentina ai piedi dell’altopiano di Asiago vicino a Marostica, in una zona vulcanica generata da movimenti di faglia. I nostri vigneti sorgono su rocce eruttive di tipo basaltico, in cui il terreno è principalmente di tipo argilloso. Proprio questo suolo, ricoperto talvolta da un sottile strato fertile, rappresenta per la vite uno dei suoi terreni migliori.

VITIGNI RECUPERATI

  • GROPPELLA DI BREGANZE: uva a bacca rossa con grappoli medio piccoli molto compatti. Le prime descrizioni di quest’uva risalgono agli scritti di Zambenedetti e di Acanti, nel Settecento (si potrebbe inserire l’immagine della pagina di riferimento o la citazione del testo, già che viene citato) Quest’uva differisce dalle altre uve groppello e sembra corrispondere alla pignola della Valtellina, parente comunque del nebbiolo; nel 1963 veniva definita da Milani tra le uve più pregiate del comprensorio di Breganze;
  • PEDEVENDA: uva a bacca bianca con grappoli di grandi dimensioni, piramidali e mediamente compatti, l’acino rotondo con buccia di colore verde giallastro dal sapore acidulo; anch’essa descritta dall’Acanti, veniva spesso usata per fare vini frizzanti; il nome deriva probabilmente dalla zona di provenienza, ai piedi del monte Venda sui colli euganei;
  • OTTOCAI (GLERA LUNGA): uva a bacca bianca con grappolo medio piramidale, mediamente spargolo, acino ellittico con buccia spessa di colore giallo; viene descritto nel 1887 come molto diffuso tra i colli vicentini e trevigiani in periodo prefilossera; chiamato anche tocai nostrano, l’8cai deriva da 8 tralci perché molto vigoroso; spesso veniva usato con la vespaiola e la pedevenda per fare il passito di Breganze, il Torcolato;
  • GRUAJA: uva a bacca rossa con grappoli grandi che presentano acinellatura di vario genere, le quali non arrivano mai a maturazione; infatti gruaja deriva da cruda proprio perle caratteristiche dell’acinellatura; viene descritta dall’ Acanti nel 1700; si presta ad interessanti vinificazioni in bianco;
  • SCIAMPAGNA (MARZEMINA BIANCA): uva a bacca bianca, acino piccolo con la buccia spessa di colore giallo oro, il grappolo è allungato, spesso alato e compatto; viene comunemente chiamata sciampagna perché da essa si otteneva un vino frizzante rifermentato; l’Agostinetti la segnala nel 1600 tra i vigneti maggiormente diffusi in tutto il veneto;
  • VESPAIOLA: l’autoctona breganzese per eccellenza è un’uva a bacca bianca con grappolo medio piccolo compatto con un’unica ala molto evidente, buccia spessa di colore verde che diventa dorato in piena maturazione con gusto molto acidulo; viene chiamata così perché probabilmente attira le vespe; l’Acanti la descrive nel 1700 ma nel complesso se ne hanno poche notizie storiche.